Quando la crisi ti tocca da vicino

maxresdefaultCapisci che la crisi sta rendendo sempre più disperate le persone quando ti senti dire che “una persona malata o menomata fisicamente è comunque fortunata, perché perlomeno ha una pensione o un lavoro in quanto categoria protetta, e quindi un reddito col quale mantenersi”. E rabbrividisci se poi la stessa persona che ti ha detto quelle parole, decisa, ti dice anche che per chi è senza futuro come lui, “male che vada c’è sempre una soluzione indolore…”.  La crisi è qualcosa di subdola perché colpisce spesso all’improvviso e lo fa con chiunque, anche con persone apparentemente con le spalle coperte economicamente, che fino a ieri godevano di un certo tenore di vita. Ed è “bastarda” perché poi non sempre ti fa “vedere” subito e chiaramente chi ha danneggiato. Continua a leggere Quando la crisi ti tocca da vicino

Nessuno li deve dimenticare

Ci sono tragedie vissute da ognuno di noi attraverso le televisioni o i giornali, che per un motivo o per un altro diventano parte integrante della nostra vita. Forse perché certi eventi hanno una portata emotiva tale da farle diventare a un certo punto un qualcosa che supera i confini privati di coloro che ne sono stati coinvolti direttamente, spingendoli di prepotenza nella vita e nei ricordi di ognuno di noi. E’ accaduto per le vittime degli attentati dell’11 settembre del 2001, ed è accaduto anche per la terribile strage dello stadio Heysel di Bruxelles avvenuta la sera del 29 maggio del 1985.

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La guerra degli iraniani contro Ahmadinejad

Estero

Na Ghaze, na Lobnan. Janam fadaye Iran – “No Gaza, no Libano. Sacrificherò la mia vita per l’Iran” gridavano i giovani dell’Onda Verde nel 2009. “Fuck Iran” pronunciano sottovoce oggi, senza più speranza per un Paese che li vede costretti a vivere sotto sanzioni, senza lavoro e senza sogni per il futuro. Chi sono i ragazzi che la rielezione di Ahmadinejad ha portato in piazza? In migliaia hanno manifestato nelle maggiori città del Paese denunciando brogli elettorali; chi non è finito in carcere è rimasto ferito negli scontri con la polizia o brutalmente ucciso. Per settimane si è parlato di quell’Onda Verde che ha intasato Teheran facendo sperare in una nuova rivoluzione. La repressione e la censura hanno provato a tenerli a bada, ma i ragazzi di Enghelab Street non si sono fermati. Hanno stretto i denti, perché la libertà ha un prezzo da pagare e il conto si salda un poco per volta.

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La guerra in Siria e le paure dell’Iran

Estero

I regimi imperialisti rischiano di crollare quando perdono i loro avamposti principali all’estero. La caduta del muro di Berlino non portò solo la libertà dal controllo di Mosca per l’Est Europa. Fu l’alba del collasso della stessa Unione Sovietica, che avvenne solo due anni dopo. La caduta di Bashar al-Assad in Siria potrebbe essere allo stesso modo un cattivo presagio per le sorti dell’Iran. L’alleanza con la Siria è l’architrave della strategia espansionistica dell’Iran, un Comintern in miniatura che include nei suoi ranghi la classe dominante del Libano, con Hezbollah armata e guidata dagli iraniani; e Hamas, che controlla Gaza e minaccia di strappare dalle mani delle poco capace Fatah il resto della Palestina (parliamo dell’area conosciuta come West Bank). L’Iran si impone con una crescente pressione sull’Afghanistan verso Est e sull’Iraq verso Ovest. Teheran ha addirittura allargato le sue mire al Sudamerica, come ci ha ricordato il viaggio di solidarietà del presidente Mahmoud Ahmadinejad in Venezuela, Ecuador, Nicaragua e Cuba.

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